Questo sarà un flusso di coscienza.
Vorrei parlare per sfogarmi e svuotare la mente su ciò che negli ultimi tempi mi sta capitando, anzi sto lasciando che capiti (e già questo è un punto di riflessione).
Sono sempre stata una persona generosa, altruista ma SOPRATTUTTO empatica.
Empatica perché le mie vicende personali e il mio carattere che si è formato di pari passo, mi hanno sempre fatto pensare e agire la maggior parte delle volte altruisticamente visto che “mi metto nei panni degli altri”.
Ho sempre ritenuto l’empatia una bella dote, qualcosa di cui essere fieri e orgogliosi, fin da quando ero piccola infatti ho trovato pochissime persone con questa “qualità”.
Sono sempre stata introversa ed asociale e le amicizie che stringevo erano con gli “outsider”, le “pecore nere”, quelli che venivano scelti per ultimo per formare le squadre durante l’ora di ginnastica…i tipi “strani” insomma.
Che poi di strano non abbiamo niente,anzi la nostra estrema sensibilità è strana agli occhi dei tanti.
Agli occhi dei tanti poco empatici.
Una sensibilità in parte innata e in parte forgiata da sofferenze per certe situazioni che non tutti per fortuna hanno sperimentato nella loro vita.
“Difficulty is inevitable.
Drama is a choice.”
-Anita Renfroe
Ma per quanto riguarda il mio percorso di vita anch’io come altri “tipi strani” ho avuto delle difficoltà e dei periodi bui che mi hanno rallentata però ad un certo punto ho capito che avevo bisogno di aiuto per affrontare i miei blocchi; perché come dice la citazione qua sopra le difficoltà sono inevitabili ma il “dramma” che ne consegue o comunque l’ eccessiva propensione a “piangersi addosso” è una scelta.
Perché sì, siamo noi i responsabili delle nostre vite, dei nostri sentimenti e pensieri.
Col tempo ho capito su cosa avevo il controllo e su cosa no e ho capito che bisogna solo accettare e lasciare andare ciò che è passato, imparare dagli errori e smetterla di sminuirsi, non esiste un libretto di istruzioni per la vita.
Essere sensibili ed empatici quindi ho notato a lungo andare, che può essere una lama a doppio taglio.
Perché quando ad un certo punto ti ritrovi ad essere solo tu a metterti nei panni degli altri alla fin fine ti si riempie l’armadio e ti dimentichi quali siano i TUOI panni.
Aiutare gli altri, capire cosa stanno vivendo o provarci almeno mi fa stare bene con me stessa,mi fa piacere essere utile da una parte se sono di conforto ascoltando le sofferenze altrui e provare a dare suggerimenti,ma dall’altra lo sto trovando sfiancante… della serie:
“E a me cosa rimane?”
“Chi si mette nei miei panni se non li trovo più?”
E ogni tanto mi trovo a capire i “poco empatici” di cui parlavo prima.
Quelli che ho sempre ritenuto essere “egoisti” e la cosa non so se mi fa piacere o meno.
Ci vorrebbe un equilibrio nelle cose lo so…le relazioni umane dovrebbero essere equilibrate nel dare e ricevere.
Ma purtroppo si vede che la mia bilancia si è compromessa e mi ritrovo in cui momenti quando ci sono sempre per gli altri e tralascio me stessa,i miei bisogni e le mie necessità.
Voi cosa ne pensate?
Anche voi siete come me?
Forse l’egoismo se è SANO egoismo non è del tutto da denigrare.
Che per poter dare agli altri bisogna avere qualcosa e bisogna conservare un po’ di energia emotiva per poter essere poi d’aiuto o conforto a qualcuno.
Voglio terminare qua con una citazione del Dalai Lama che mi è piaciuta molto perché riflette il mio stato d’animo e la confusione che provo a riguardo.
“Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente.”
Lascia un commento